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VEGETARIANISMO: UNA SCELTA DI VITA PER LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEL PIANETA

Chi ha abbracciato la pratica del vegetarianismo sa che non mangiare carne è solo uno dei tanti aspetti di quello che è una vera e propria filosofia di vita che ha effetti tangibili sul resto del pianeta. Essere vegetariani significa nutrirsi di tutto ciò che esclude carne: da cereali a legumi, frutta, verdura, latte e suoi derivati. I vegani addirittura escludono ogni cibo di provenienza animale come il latte appunto e i suoi derivati, le uova e addirittura il miele. Quali sono i motivi che stanno dietro a una scelta così radicale? Ce ne sono diversi: dal desiderio di abbracciare una dieta più salutare, all’amore per gli animali, a necessità religiose o spirituali, a una forte coscienza ecologista. La dimensione spirituale fu la prima fonte di ispirazione  per i primi vegetariani documentabili, che risalgono al VI secolo A.C., guidati da Pitagora, che raccomandava una dieta vegetariana quasi esclusivamente basata su cibi crudi che mantenevano non solo salute e forza ma che soprattutto assicuravano quella purezza necessaria alle pratiche e al progresso spirituale. Questi era un sostenitore della dottrina della reincarnazione, e il vegetarianismo era un modo per mostrare rispetto verso tutte le forme di vita e per permettere la trasmigrazione dell’anima verso diverse forme di vita. Anche tra alcune sette sacerdotali egiziane, così come per gli Indù, i Buddisti, gli Gnostici e i Manichei l’astenersi dal mangiare carne era uno tra i precetti fondamentali, poiché dimostrava anche la rinuncia alla violenza e all’aggressività e quindi poneva le basi per una società migliore fondata sull’armoniosa convivenza di uomini e animali e di tutte le creature.

Una delle principali ragioni attuali in favore del vegetarianismo è sicuramente un amore genuino verso gli animali, e la consapevolezza che l’abbondanza dei frutti della Natura rendono l’uccisione di animali per alimentarsi assolutamente non necessaria. Di questo avviso erano grandi personaggi come Leonardo da Vinci, Rousseau, Voltaire, Shelley, Tolstoj, Wagner, solo per citarne alcuni. La visione idealizzata e romantica per cui i vegetariani sono più pacifici e tranquilli venne ben presto messa in discussione con Hitler, che come molti sanno era vegetariano. Si può iniziare a parlare di coscienza animalista solo a partire dal 1870, quando gruppi di persone iniziarono a denunciare la pratica della vivisezione, elemento di ribellione tuttora tra i gruppi di vegetariani convinti. Tutti i vegetariani partono dal presupposto che il nostro corpo è strutturato in modo tale da poter vivere di vegetali: i nostri denti sono corti, larghi e non appuntiti, il nostro stomaco contiene meno di un ventesimo dei succhi necessari a digerire carne e i nostri intestini sono lunghi 12 volte il nostro corpo (mentre quello dei carnivori è lungo solo 3 volte il loro corpo). Plutarco stesso si chiedeva perché gli umani non uccidessero le loro prede con i propri denti e concludeva che è perché non siamo “forniti” di strumenti propriamente nostri per la caccia e che quindi non siamo fatti per mangiare animali. Dal punto di vista strettamente medico, sembra che i medici siano concordi sul fatto che una dieta ricca di fibre e vegetali assicuri una buona salute.

Nell’opinione corrente non si prendono quasi mai in considerazione gli effetti devastanti che la pratica di mangiare carne con le sue industrie annesse e connesse ha sul pianeta. Diversi studi hanno dimostrato che servono circa 100.000 litri di acqua per produrre un chilo di carne di manzo e la stessa quantità di acqua servirebbe per produrre 100 chili di cereali. Una percentuale altissima di terra coltivabile è invece utilizzata come pascolo. La sovrapproduzione di escrementi di animali che risulta dagli allevamenti intensivi di bestiame crea una produzione di ammoniaca che avvelena l’aria e le piante circostanti contribuendo all’intensificarsi di piogge acide. L’eccessivo consumo di carne contribuisce alla distruzione di foreste che devono essere abbattute per creare pascoli. Se fino a poco fa i rischi connessi con il consumo di carne si limitavano a problemi di cuore e al cancro, recentemente si sono affacciate altre malattie come la BSE, la salmonella ed altre.

Che dire dell’impatto che i paesi occidentali, eccessivi consumatori di carne, hanno sul terzo mondo dove si continua a morire di fame? La comunità europea è il più grande acquirente di mangimi per animali e il 60% del mangime viene acquistato dai paesi del terzo mondo che vendono parte del cibo che servirebbe a sfamare la sua popolazione malnutrita. Il bestiame allevato nel mondo consuma una quantità di cibo pari al fabbisogno calorico di quasi 9 miliardi di persone. Dimezzare il numero di bestie allevate già da solo servirebbe ad alleviare il problema della fame nel mondo. Sarebbe semplicistico sostenere che adottare una dieta vegetariana basterebbe a risolvere i problemi che affliggono il mondo, ma sarebbe certamente un passo verso uno stile di vita più sostenibile e più equo. Basterebbe ridurre il nostro consumo di carni e cambiare il nostro atteggiamento mentale per avere un forte impatto sul pianeta. Gli indiani d’America non erano vegetariani, eppure quando dovevano sacrificare un animale per cibarsi, chiedevano loro il permesso e chiedevano scusa con rituali per aver preso la vita dell’animale ringraziandolo per il suo sacrificio. Un capo Indiano affermò nel 1855: “L’uomo bianco è un estraneo che appare di notte e sottrae alla terra ciò di cui ha bisogno. La terra non è sua amica ma è una sua nemica e, dopo averla conquistata, se ne va. Egli sottrae la terra ai suoi figli. Il suo appetito divorerà la terra e lascerà solo un deserto. Se tutti gli animali sparissero, moriremmo di una solitudine terribile, perché quel che accade alle bestie accade anche a noi. Tutto è connesso. Qualsiasi cosa succede alla terra, succede anche ai figli della terra.”

Anna Zilli

 

 

 


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