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ROCCA DI PAPA, 1920: LAVORI DI BAMBINI

Bambini e ragazzi naturalmente giocavano; e per la strada perché le case erano pigole e le cucine, dai grandi camini, ingombre di utensili domestici e di sacchi di provviste, legumi, patate, farina di granoturco... Ma nell'infanzia cominciavano anche a lavorare per guadagnarsi in prate il pane che mangiavano. Se i padri erano artigiani, i figli quasi spontaneamente entravano in bottega, acquistando familiarità con gli attrezzi e i materiali e apprendendo in età scolare i primi rudimenti del mestiere. Se la famiglia viveva del lavoro dei campi, andavano nelle vigne, volentieri, perché si sentivano, se pur inconsapevolmente, uniti ai familiari nella generale lotta per la sopravvivenza... In campagna lavori non troppo faticosi che potevano eseguire anche i bambini, sia maschi che femmine, ce n'erano molti.

In inverno raccoglievano i sarmenti - erano utili per accendere il fuoco; non si sprecava niente - e via via, seguendo i mutamenti delle stagioni, mettevano a dimora i fagioli, spesso con un po' di cenere, o altre sementi in buchette preventivamente aperte dai genitori; zappettavano, strappavano erbacce; ascoltavano e imparavano norme generali e accorgimenti... Al momento opportuno aiutavano a cogliere ortaggi, frutta, fagioli. Il giorno che si cavavano le patate, c'era da ripulirle della terra e metterle nei sacchi e quando il granturco era maturo, bambini e ragazzi partecipavano a stotaràne (la scartocciatura e la sgranatura), quasi una festa - si svolgeva nelle cantine, in paese - in cui si cantava, si raccontavano aneddoti... La vendemmia prendeva vari giorni; seguivano la raccolta delle castagne e delle olive.

In famiglia alle bambine erano riservate poi varie piccole incombenze, fra cui, inevitabile, quella di sventolare davanti al fornello alimentato col carbone o davanti al fuoco. "Va a sventulà, sinnò se smorza!", era l'eterno ritornello delle madri.

Per sventolare si usava una ventola di penne di gallina o di tacchino, che si comprava già pronta, ma nuova durava poco: bastava una piccola distrazione per sentire nelle fumose cucine di allora un acre odore di penne bruciate.

Inoltre le bimbe seguivano la madre che andava nel bosco a raccogliere la legna, ne componevano un fascetta adatto alla loro corporatura e lo riportavano a casa.

Al lavatoio le ragazzette cominciavano ad andare verso i dieci anni, ma più per un giocoso apprendistato che per un lavoro vero e proprio. Le madri avrebbero voluto risparmiarle e sospiravano: "Non te mancaràu guai de fàllu!" (ne dovrai fare anche troppo, di lavoro!), ma loro, liete di anticipare l'età adulta, prendevano una bagnaroletta di metallo, pochi panni e gli avanzi dei pezzi di sapone, 'e scorze, perché i pezzi interi sarebbero scivolati dalle loro mani, e si avviavano in gruppo, cantando.

Nelle ore di libertà spesso ai bambini venivano affidate "ambasciate" da riferire a parenti o ad amici, ed erano incaricati di spesucce, sale, sapone, candele, fiammiferi, il sigaro del nonno nelle rare botteghe...

 

Maria Pia Santangeli, Rocca di Papa al tempo della crespigna e dei sugamèle - Edilazio

 


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