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MENTA PIPERITA NELL'ORTO E SUL BALCONE

È la specie più coltivata per il suo aroma dolce e intenso al tempo stesso. Predilige terreni freschi e ben esposti e si moltiplica per mezzo degli stoloni prelevati da piante di un anno. Il prelievo degli stoloni deve essere effettuato in autunno; questi non devono essere lunghi meno di 15 centimetri ed essere interrati in gruppi di due o tre ad una decina di centimentri di profondità e ad una distanza di circa 20 centrimetri l'uno dall'altro. Il periodo migliore per raccogliere le foglie è tra luglio e agosto, al momento della fioritura. Le foglie devono essere essiccate in un luogo fresco e ventilato e conservate al riparo dalla luce e dell'umidità.

TRADIZIONI E LEGGENDE SULLA MENTA

Nella mitologia greca la menta sarebbe nata dal sacrificio di una ninfa. Si chiamava Mintha e abitava nel regno sotterraneo di Ade, suo amante. Quando il sovrano degli Inferi vi condusse Persefone per farne la sposa legittima, la ninfa abbandonata cominciò a urlare proferendo minacce che suscitarono la collera di Demetra o, secondo un'altra versione del mito, di Persefone. Mintha sosteneva di essere più bella della rivale; diceva che avrebbe riconquistato l'augusto amante e cacciato Persefone dal palazzo dell'Ade. Ma non ebbe tempo di mettere in atto le sue minacce: Persefone la smembrò, mentre Ade le accordava di diventare una pianta profumata, chiamata mínthe o hedyosmos, "dal buon odore". Secondo un'altra versione fu la stessa Demetra incollerita a calpestarla sotto i sandali riducendola in polvere dalla quale Mintha risorse come erba "insignificante"... Secondo Graves il mito sarebbe sorto da una coincidenza fra un tempio e un'usanza rituale. Ade aveva un tempio ai piedi del monte Mínthe, in Elide, e la menta veniva usata nei riti funebri insieme con il rosmarino e il mirto per eliminare il puzzo di carne putrida...

I naturalisti rinascimentali consideravano la menta una panacea. Merita citare integralmente questo passo del Durante: "Il succo bevuto con aceto ristagna il sangue, leva la nausea allo stomaco, ammazza i vermini tondi e stimula venere. Bevuti tre rami di menta con succo di melagrani forti raffrenano il singhiozzo, il vomito e la colera. È universalmente la menta grata allo stomaco: e usasi in molti modi ne i condimenti. Eccita venere e conforta i membri. L'odore corrobora il cerebro e la memoria. L'acqua, distillata da tutta la pianta bevuta al peso di quattr'oncie ristagna securamente il flusso del sangue dal naso e favorisce le forze venerete e fa tutti gli effetti che la menta istessa. Distillasi quest'acqua dalle foglie, e dai fusti tagliati minutamente bevuta al peso di tre oncie mattina e sera corrobora lo stomaco, aiuta al cocottione, apre l'opilationi del fegato e della milza e le vie dell'urina, fa buono l'appetito, ferma il singhiozzo e il vomito tanto presa di dentro quanto applicata di fuori. Lavandosi con essa la bocca, giova alle gengive e fa buon fiato"...

Nell'antica Roma la Mentha rotundifolia e la Mentha viridis venivano intrecciate nella Corona Veneris che si metteva sul capo dei giovani sposi per augurare loro un buon matrimonio. È probabilmente un residuo di quella cerimonia l'usanza abruzzese secondo la quale fino a qualche decennio fa i giovani innamorati se ne regalavano dei mazzolini per promettersi reciprocamente di non scordarsi mai uno dell'altro...

Secondo la tradizione ha la proprietà, se sparsa per terra, di mettere in fuga i serpenti. Se poi se ne mangiassero le foglie e se ne bevesse l'infuso, guarirebbe dal loro veleno. Sanerebbe anche dall'idrofobia se la si mescolasse con sale, e sarebbe persino rimedio alla sordità. Nelle campagne... si usa spargerla sul pavimento della casa prima di un'assenza prolungata perché il suo profumo, oltre a eliminare l'odore di stantio, cacia gli insetti...

Le varie specie della pianta contengono, oltre ad altre sostanze, un olio essenziale ricco di mentolo che ha proprietà eccito-stupefacenti ad alte dosi, mentre a quelle terapeutiche combatte la nausa, l'emesi e ha una lieve azione analgesica. La pianta svolge un'azione spasmolitica gastrointestinale, tonico-eupeptica, antisettica del cavo orale e antibatterica. Cura anche cefalee, nevralgie, l'herpes simplex e zoster. Per ottenere un'attenuazione dei dolori da mal di denti, emicranie e nevralgie, si consiglia di applicarne delle foglie sulla fronte o di frizionarla con il suo olio essenziale. In campagna è adoperata ancora oggi contro le punture di insetti: si strofinano sulla pelle le sue foglioline che agiscono come analgesico e antisettico... Una volta si proteggevano dai topi e dagli altri animali le granaglie e gli alimenti stipati nei magazzini mettendone rametti o foglie intorno o dentro i sacchi... Nel Nord Africa per combattere la spossatezza dovuta al caldo si prepara il tè alla menta, mettendone un gazzettino di foglie fresche nella bevanda caldissima...

La menta è stata soprannominata Herba sanctae Marine dal latino medievale... Questo legame con la Madonna nasce da una leggenda: sulla scia di un topos medievale si narrava che la Sacra Famiglia, in fuga verso l'Egitto, fosse ormai stremata dal calore del deserto, quando incontrò sul cammino un cespuglietto di menta. "Che profumo rinfrescante" disse la Madonna. "Se ci potesse anche dissetare!". Non aveva finito di parlare che dalle foglie della pianticella cominciarono a cadere gocce d'acqua profumata. "Tu sarai chiamata per sempre l'erba santa, l'erba buona" la benedisse la Madonna, mentre il Bambin Gesù ne baciava le foglie sorridendo. Per questo motivo nelle campagne abruzzesi persiste un'usanza singolare: le contadine che incontrano una pianta di mentuccia devono sfregarne una fogliolina tra le mani per essere certe che il Signore le assisterà nel giorno della morte: "Chi scontra la mentuccia e non l'addora, non vede Gesù Cristo quando muore". 

(Tratto da Alfredo Cattabiani, Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante - Mondadori 1996)

 

 


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