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IL MESE DI MARZO FRA TRADIZIONI E LEGGENDE

Nel mese di Marzo accade il fenomeno dell’Equinozio di Primavera, per convenzione attorno al ventunesimo giorno. Ma vediamo che cos’è, dal punto di vista puramente scientifico, un equinozio. Le stagioni sono una conseguenza del fatto che l’asse di rotazione della Terra non è perpendicolare al piano della sua orbita intorno al Sole. Quando il Polo Nord si orienta in direzione del sole, nell’emisfero boreale è estate, mentre in quello australe è inverno. La situazione si inverte sei mesi dopo.

In due giorni dell’anno, verso la fine di Dicembre e verso la fine di Giugno, l’asse terrestre raggiunge il massimo grado di inclinazione rispetto al Sole, per cui abbiamo il fenomeno della giornata più lunga e della notte più corta dell’anno che in un emisfero è il Solstizio d’estate, e nell’altro è contemporaneamente il Solstizio d’inverno. Sei mesi dopo avviene il contrario: il Polo Sud raggiunge la massima inclinazione verso il sole e i solstizi si invertono. I solstizi dividono così l’anno in due parti. A metà tra un solstizio e l’altro, a fine Marzo e a fine Settembre, ci sono due giorni in cui gli emisferi nord e sud ricevono la stessa quantità di luce solare, e di conseguenza il giorno e la notte hanno la stessa durata. L’asse terrestre non è più inclinato verso il sole, ma si trova ad angolo retto rispetto a un’immaginaria linea Terra-Sole. Il sole è dunque direttamente perpendicolare all’Equatore.

Questi sono gli equinozi, dal latino equinox che significa notte uguale. Come dice il termine stesso gli equinozi sono periodi di grande equilibrio ma anche di grande cambiamento; i punti in cui il sole sorge e tramonta si spostano rapidamente, giorno dopo giorno. Questo fenomeno genera un altro fenomeno ciclico, molto più lento, la precessione. Essa consiste nel fatto che l’asse terrestre traccia un cerchio completo nel firmamento nell’arco di circa 26.000 anni, determinando così la visibilità di costellazioni e di stelle diverse in diverse posizioni nel cielo notturno. Per questo parliamo ad esempio dell’era dell’Acquario in cui alcuni dicono siamo già entrati  e che per altri è ancora ben lontana. Ogni 2100 anni circa il sole dell’Equinozio appare davanti a una costellazione diversa.

Per noi “moderni” e soprattutto occidentali questi momenti dell’anno non rivestono grande importanza, passando nella maggior parte dei casi inosservati,  ma in tempi più remoti, in tutte le civiltà antiche di Oriente e di Occidente, il ciclo dell’anno col passaggio delle stagioni veniva celebrato da tutti i membri della comunità  con riti, celebrazioni e feste che si protraevano anche per parecchi giorni.  Erano riti che celebravano momenti importanti dell’anno legati principalmente alle attività agricole di semina e raccolto, ma che celebravano soprattutto l’unità inscindibile tra uomo e natura,  quasi un’identificazione con essa, o almeno uno spirito di collaborazione con essa che noi, in questa epoca di ben altri usi abbiamo perduto – non definitivamente, ci piace credere e sperare. 

Erano questi, per i popoli antichi, momenti di grande rilevanza, che segnavano il passaggio delle stagioni, l’allungarsi e l’accorciarsi della presenza della luce solare o del buio, influenzando non solo la Natura, ma anche lo stesso organismo umano e la sua psiche, e che hanno tuttora effetto su di noi a livello psico-fisico, anche se, figli di un’epoca esageratamente distratta, non ce ne accorgiamo più. Abbiamo testimonianze di riti e feste stagionali durante solstizi ed equinozi già a partire dal Neolitico, in un’epoca compresa tra i 6000 e gli 8000 anni fa, soprattutto nei resti di costruzioni particolari come i monumenti monolitici, i circoli in pietra, alcuni complessi funerari e camere a corridoi, che erano allineati col sorgere ed il tramontare del sole in occasione di solstizi ed equinozi.

Anche la civiltà Egizia, centrata sul culto del dio sole, RA, creatore e governatore del mondo, che veniva venerato sia a livello mitologico sia come fenomeno quotidiano seguì lo stesso precetto di allineare templi e costruzioni sacre al levarsi e al tramontare del sole in quei momenti dell’anno. La stessa cosa avveniva tra gli Assiri e i Babilonesi , i quali davano grande importanza agli equinozi: la festività babilonese più importante era il nuovo anno, l’Akitu, che cadeva in corrispondenza dell’Equinozio di primavera. Durante questa festività, che durava 12 giorni, il re, in qualità di figlio del divino, rigenerava e sincronizzava i ritmi della natura, del cosmo e della società umana. Lo stesso tempio di Salomone a Gerusalemme era orientato verso il sorgere del sole dell’Equinozio di Primavera.

Nella città di Teotihuacan, in Messico, una delle città più grandi dell’America precolombiana, vi sono testimonianze delle stesse tradizioni, così come nelle città dei Maya e degli Inca. Sul versante dell’Estremo Oriente, in Cina, già dall’epoca della dinastia Shang abbiamo l’evidenza che l’anno fosse diviso in quarti,distinti da equinozi e solstizi, e in Giappone l’equinozio di primavera è la festa nazionale Higan, che è l’inizio di una manifestazione buddista che celebra la natura e tutte le cose viventi. Anche in India si celebrano i passaggi delle stagioni con feste e rituali,i puja.

 

In Cambogia l’anno nuovo , Chaul Chham coincide con l’equinozio di primavera e si celebra con tre giorni di astensione da tutte le normali attività. Molti sono i miti legati all’equinozio di primavera. Tra i Fenici ed i Greci ad esempio, il mito raccontava di come Adone, un fanciullo bellissimo, amato e conteso da Afrodite e Persefone, dee rispettivamente dell’amore e della morte  fu ucciso in un bosco da Ares ingelosito, sotto forma di cinghiale, e che la sua morte diede inizio alla primavera; mito che corrisponde a quello del culto di Diana a Nemi e a quelli del dio cervo di origine celtica, la cui morte è la condizione assoluta per la rinascita della natura che avviene in primavera.

Per i popoli antichi la primavera era non solo la rinascita della natura in tutto il suo lussureggiante splendore, ma coincideva anche con il momento della semina e portava quindi già la promessa del raccolto e dell’abbondanza, ed era quindi collegata ai riti e ai culti di fertilità.  Erano momenti in cui non solo la natura si rinnovava ma anche il corpo umano si rigenerava e infatti a queste festività si affiancavano riti di purificazione come digiuni, purghe, confessione ed assoluzione di peccati ed altro; testimoni di un legame molto stretto uomo-natura, della consapevolezza che l’essere umano è parte integrante della natura ed è regolato dalle stesse leggi, ma anche di una visione più sacra e magica della vita sulla terra e del rapporto Uomo-Natura, Uomo-Cosmo, dove Natura e Terra non sono terre vergini da sfruttare a nostro piacimento ma sono incarnazioni di divinità, di magiche e potenti creature, o comunque luoghi in cui questi risiedono. Visione quanto mai lontana dalla nostra, basata invece sullo sfruttamento forsennato e sulla distruzione ingiustificata di ogni equilibrio naturale.

Nel calendario celtico invece, proprio il 21 Marzo, si festeggia Ostara, detta anche Eostre o Eostar. La festa è di origine germanica, infatti prende il nome da quello della dea Eostre, patrona della fertilità. Il culto della divinità si diffuse in tutta l'Europa. In Grecia prese il nome di Estia, mentre a Roma e in seguito in tutto l'impero romano venne con il nome di Vesta, e al suo culto fu dedicato l'ordine sacerdotale delle vergini Vestali. La festa di Ostara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita, coincidente con l'equinozio di primavera. Nell'antichità, per l'occasione, le Vestali celebravano un particolare rito che prevedeva l'accensione di un cero (che venne in seguito assimilato dalla tradizione cristiana) simboleggiante la fiamma eterna dell'esistenza. Il cero, all'interno dei templi dedicati alla dea, veniva spento solo all'alba del giorno seguente.

Durante la festività venivano celebrati rituali ierogamici (che simboleggiano cioè l’accoppiamento di due divinità o di un dio con un mortale), anche oggi ripresi da alcune correnti del Neopaganesimo, e in particolare da alcuni gruppi wiccani, durante i quali la rinascita della vita veniva esaltata e sacralizzata attraverso l'unione sessuale. I popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente all'incirca al nostro aprile, Eostre-monath, e in questo periodo celebravano feste in onore della dea Eostre associata a vari aspetti connessi col rinnovarsi della vita quali la primavera, la fertilità e la lepre (per la velocità con cui prolifica).

Con la diffusione del Cristianesimo la festa di Ostara venne assimilata dalla Pasqua, la cui data di celebrazione cade presso il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera. La nuova festa cristiana, ancora priva di un nome, in certe lingue assimilò anche la nomenclatura della vecchia festa. Ancora oggi, infatti, in inglese la Pasqua è chiamata Easter, e in tedesco Ostern. Anche parecchi elementi della tradizione antica furono inglobati dalla festa cristiana. Tra questi il coniglio pasquale, simbolo di fertilità e prosperità e l'uovo, simbolo dell'embrione primordiale da cui scaturisce l'esistenza.


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