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I TESORI DEL PARCO: IL CAPRIOLO

Negli ultimi anni, complice l'abbandono delle campagne e il diffondersi della macchia e di piccoli boschi, questo cervide ha avuto un'inaspettata ripresa numerica lungo tutto l'appennino centro settentrionale arrivando a spingersi fino alla vicinanze delle periferie di numerose città. Il capriolo (Capreolus capreolus) è un ruminante che si nutre principalmente di piante di sottobosco e vive essenzialmente solitario d'estate - fatta eccezione per le femmine con prole - e in piccoli gruppi famigliari composti da madre con i piccoli dell'anno e figlia nata nell'anno precedente in inverno. Le sue dimensioni,  pur trattandosi di un cervide, sono minute non raggiungendo che raramente i venticinque chili di peso, con un altezza al garrese di circa settanta centimetri e una lunghezza di poco più di un metro. Il manto è di un bel rosso fulvo in estate e grigio d'inverno, cosa che lo rende in tutte le stagioni molto mimetico nel suo habitat.

Ciò, unitamente ai sensi molto sviluppati di cui è dotato -  soprattutto olfatto e udito, rende difficile vederlo nel bosco in quanto si allontana appena percepisce la presenza umana, ma con un po’ di fortuna e appostandosi sottovento è possibile vederlo uscire all'aperto in qualche radura sul limitare del bosco poco prima del tramonto. Molto più facili da notare, almeno per un occhio attento ai segni della natura, sono le tracce che lascia sulla vegetazione e sul terreno: piccoli rami spezzati, arbusti o giovani alberi scortecciati, impronte degli zoccoli sul terreno dei sentieri (come noi anche gli animali preferiscono per spostarsi viottoli o tratturi).

Il maschio è dotato di piccole corna con un massimo di tre palchi che perde ogni anno in primavera sostituite da nuove corna nell'arco di un paio di mesi. La femmina, priva di corna, è leggermente più piccola e ancor più diffidente, partorisce ogni anno in primavera due cuccioli che nasconde per i primi giorni tra l'erba alta o i cespugli; i piccoli grazie al loro manto maculato e al fatto che sono totalmente privi di odori raramente vengono scoperti dai predatori.

Se mai vi succedesse di trovare un cucciolo di capriolo immobile tra l'erba di un campo durante una passeggiata primaverile evitate di toccarlo per non lasciare il vostro odore (la madre non lo riconoscerebbe), e soprattutto non prendetelo pensando che sia stato abbandonato, la madre probabilmente vi sta osservando nascosta nei paraggi e attende il vostro allontanamento per raggiungerlo.

In natura i principali nemici del capriolo sono o meglio erano, vista la loro rarità, i grandi predatori come orso, lupo, lince e aquila. Oggi purtroppo in un ambiente suburbano i principali pericoli vengono dai cani randagi, dagli investimenti notturni con le automobili, dai cacciatori e dai bracconieri e dagli incendi boschivi. I presunti danni all'agricoltura che spesso gli sono attribuiti sono tutti di modesta entità ed evitabili con piccoli accorgimenti a protezione delle giovani piante, le più soggette a danni da scortecciamento dovuti alla marcatura del territorio e alla pulizia delle corna in velluto da parte dei maschi.

Molto spesso i danni sono evocati come pretesto per ottenere autorizzazioni all'abbattimento da parte delle province. Un piccola curiosità: recentemente in un bioparco vicino a Prato è stato avvistato e fotografato un giovane capriolo con un unico corno al centro della testa. Questo fatto molto raro ma già documentato fa pensare che la leggenda dell'Unicorno non sia poi così campata in aria come si potrebbe credere.


 

 

 


 

  

 

 


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