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I CERCHI NEL GRANO, OPERE D'ARTE E PARADIGMI DI BELLEZZA E ARMONIA

Da oltre vent’anni, ormai a partire più o meno dalla fine di maggio – almeno nel nostro paese e in quelli più caldi – fino alla fine di luglio, ogni anno veniamo deliziati in Europa da un fenomeno controverso e misterioso, dalla straordinaria bellezza: i cerchi (anche se cerchi è una definizione decisamente riduttiva) nei campi di grano e di altri cereali. Innumerevoli gruppi di studio, di ricerca, associazioni di divulgazione e di discussione sono spuntati ovunque, per commentare, studiare e diffondere la sensibilità verso questo fenomeno di sconcertante bellezza. Ormai se ne parla apertamente, nonostante in certi ambienti, diciamo così, di “informazione ufficiale” si scelga la strada più facile, che è quella dell’ignorare, nel migliore dei casi, del denigrare o del negare, in quello peggiore.

Fatto sta che ogni anno, puntualmente, verso l’estate, la terra si ingioiella di ornamenti preziosi e nei campi di cereali di buona parte del mondo appaiono questi “disegni” geometrici di una precisione, di una bellezza, di una simmetria ed armonia davvero sorprendenti. Non è mia intenzione in questo articolo dibattere sulla provenienza di questi “agroglifi” e sui presunti “autori-artisti” di questi meravigliosi mandala; quello che vorrei fare è riflettere sull’impatto che queste opere d’arte hanno su di noi. Quello che a mio avviso arriva subito quando si osserva un cerchio nel grano è una chiara sensazione di stupore davanti a tanta bellezza e perfezione: bellezza alla quale siamo sempre meno sensibili – abituati e intellettualmente “narcotizzati” come siamo a vivere in spazi fatti di cemento, circondati da strutture squadrate in cemento, a spostarci in abitacoli fatti di metallo, plastica e vetro e a lavorare in spazi altrettanto tristi, squadrati, in cemento, con colori spenti e con luce artificiale spesso al neon. Come se non bastasse, andiamo a procurarci di che mangiare, vestirci e divertirci in altri spazi, sempre di cemento, plastica e ferro, capannoni circondati da niente, da parcheggi popolati da centinaia di automobili, sempre e tutto all’insegna delle forme squadrate, del cemento, della plastica, dei colori spenti.

Questa mancanza di bellezza è visibile ovunque nelle costruzioni moderne, nei luoghi funzionali del nostro vivere quotidiano, ma non solo: questa mancanza di bellezza, di armonia, di equilibrio armonioso è visibile anche nell’arte, che una volta era basata invece su questi principi. Abbiamo abituato la nostra mente e il nostro cuore alla mancanza del bello, e questa nostra lacuna è responsabile, insieme ad altre deviazioni proprie dei nostri tempi, di tanti disagi. Abbiamo rinnegato e sepolto ciò che per secoli e secoli ci ha sempre accompagnato in ogni manifestazione della vita quotidiana: la Bellezza. Ed ecco che i cerchi di grano ci mandano messaggi di una bellezza, non esclusivamente ma anche evidentemente estetica che ci toccano e ci ricollegano immediatamente a una delle funzioni nobili che l’Arte, fino a poco tempo fa svolgeva sia in spazi pubblici che privati: l’educazione e la sensibilizzazione attraverso la bellezza, e l’appagamento, la gioia e il benessere che questa porta e suscita.

I cerchi di grano richiamano infatti simboli, archetipi e motivi che possiamo ritrovare in numerosissime opere d’arte - siano esse pitture, sculture e opere architettoniche - del passato: dai rosoni di certe cattedrali romaniche e gotiche ai motivi di certe piazze o edifici pubblici, cito solo un esempio: la piazza del Campidoglio a Roma, ideata da Michelangelo. E guarda caso, sempre questi simboli rimandano alla grande Artista e Maga per eccellenza, la Natura. I simboli e gli archetipi e la base della geometria sacra prendono spunto dalla Natura, dove non esistono linee rette e dove tutte le forme sono riconducibili a cerchi, sfere e spirali. E non a caso questi fenomeni si manifestano in Natura, su campi di cereali e ultimamente anche su acqua e ghiaccio: Arte e Natura, Bellezza, Armonia e Natura, vanno di pari passo proprio, guarda caso, in “tempi non sospetti” dove questo matrimonio non esiste più, dove il culto della bellezza è soffocato, e dove questo divorzio ha portato smarrimento, confusione e disagio. È questo a mio avviso il duplice messaggio, almeno il più evidente, che coloro che ci fanno questi preziosissimi e splendidi regali – che non possono e non devono passare inosservati data la loro entità e dimensione - ogni anno vogliono darci, chiunque essi siano: riavviciniamoci alla Bellezza e alla Natura, lasciamoci ri-educare dalla Bellezza e dalla Natura, portatrici di Armonia, Equilibrio, Ordine, Interezza, Benessere.      

 


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