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ECOHUB UNA VIA PER L'ECOVILLAGGIO DIFFUSO

F.A.Q. n. 1  EcoHub Castelli Romani (a cura di FioriGialli – 28-09-12)

(Frequently Asked Questions ECOHUB n.1)

 

Che cosa è un EcoHub?

Un EcoHub è un ecocentro, un centro ecologico polivalente dove sono svolte le più diverse attività,  per esempio terreni e fabbricati dove coltivare orti bio singoli e/o collettivi, laboratori artigiani, empori naturali, libreria specializzata, biobar, negozio e ristorante bio etc con spazi sociali per incontri, spettacoli, manifestazioni varie, conferenze, dibattiti, per ospitare nuove iniziative e la capacità di promuoverle.


Perché questo nome e non, per esempio, ecocentro?

Eco sta per ecologico o ecologista, hub, un termine inglese che originariamente significa “il mozzo della ruota”, dà più direttamente l’idea di cosa vuole fare essere e diventare un ecohub; come negli aeroporti e in altre strutture vi sono gli hub, così si vuole indicare la capacità di un centro di essere di servizio per i suoi soci ma anche per tutta la comunità e la bioregione in cui si trova.


Cosa vuole realizzare un EcoHub?

In primo luogo la promozione di attività, idee e prodotti sostenibili. Quindi creare lavori sani ecologici e responsabili rispetto al pianeta ed alla comunità umana stessa. Prodotti come alimentari bio, artigianato naturale e artistico, libri a tema difficilmente reperibili e/o visibili. Promuovere l’agricoltura bio, le alimentazioni naturali, salvaguardare la biodiversità, le energie rinnovabili e pulite, un’economia alternativa, una cultura ecologicamente responsabile, il raggiungimento di una coscienza globale. Ma anche attività di informazione e informazione,  le varie arti, osservatori sul territorio, gruppi di studio specifici, eventualmente anche scuole alternative, varie associazioni culturali e cooperative e tutto quello che ancora può venire in mente riguardo questi temi. 


Come Gruppo EcoHub Castelli Romani intendiamo realizzare uno spazio con caseggiati e terreni dove condurre:

  • orti e giardini naturali, tenere feste, mostre, riunioni e seminari.
  • la promozione di idee e manufatti (prodotti solidali, libri, articoli artigianali e tanto altro)
  • la diffusione di prodotti bio e a km 0 (negozio bio sia per soci Gas che per visitatori),
  • un centro per le energie rinnovabili, la bioedilizia e la bioarchitettura.
  • laboratori artigianali ed artistici,  con attività didattiche e formative.
  • studi di naturopatia, omeopatia, erboristeria ed altre medicine naturali.
  • le  diverse attività e discipline olistiche.
  • un punto di incontro socializzante e rifocillante  (con biobar e ristorante vegetariano).
  • un centro di accoglienza e un centro di turismo sostenibile.
  • una casa delle associazioni, un Innovation Center, un incubatore di progetti.
  • un centro culturale con convegni, conferenze, seminari.
  • un centro di orientamento alla sostenibilità e, se possibile, tanti altri progetti ed iniziative.



Chi può creare un EcoHub?

Noi tutti. L’Ecohub è l’idea di un insieme di attività da sviluppare insieme, sostenere insieme, godere e proteggere insieme. In un certo senso è una vetrina sul territorio di quali elementi e attività può essere composto il mondo diverso e migliore  verso cui vogliamo cambiare. Sarebbe un fraintendimento immaginarlo come una semplice attività di imprenditori o un centro sociale aperto con il sostegno delle istituzioni locali.

L’EcoHub ha il suo punto di forza nell’essere una creazione collettiva, promossa da soci sostenitori e soci finanziatori. Quindi dovrebbe essere formato e sostenuto da produttori, consumatori, organizzatori di attività e aperto ad ogni cittadino che ne condivide  le finalità.

Può essere l’espressione di una comunità di cittadini che si forma intorno alle sue attività ed iniziative e la struttura di supporto per tante altre iniziative a venire in seguito.

 

Non pensate che sia un progetto troppo complesso e/o ambizioso?

Un EcoHub non deve per forza essere grande,  potrebbero formarsi ecohub medi, piccoli e piccolissimi.

Nei modi e nelle dimensioni più differenti.  Si fonda sulla capacità di stare e fare insieme, concretamente e  praticamente, collaborando e sviluppando la capacità di agire anche oltre il semplice e diretto interesse personale e di gruppo o attività specifica.

Anzi, poiché l’unione fa la forza, molti problemi che assillano le iniziative attuali, troppo deboli e frammentate possono essere alleggeriti e risolti positivamente proprio dalla sinergia del fare insieme.

Non deve riprodurre le trappole dei meccanismi burocratici, economici e relazionali esistenti, ma praticarne le soluzioni alternative, piccole o grandi che siano.


Come pensate di realizzare il progetto?

Il progetto è condotto da un gruppo guida che si forma e si stabilizza spontaneamente intorno ad una condivisione reale dell’obiettivo, sottoscrivendo un documento di intenti, dandosi alcune regole elementari di funzionamento, creando una prima piccola cassa collettiva da sottoscrivere mensilmente e suddividendosi i compiti e i lavori che devono essere sviluppati per la realizzazione del progetto.


E per chi non ha tempo o possibilità di far parte del gruppo guida?

Può entrare a far parte del gruppo di ascolto, una prima cerchia di sostenitori esterni del  progetto che può collaborare anche solo con micro donazioni e fornendo spunti, e suggerimenti al lavoro del gruppo guida. Il Gruppo di ascolto e il Gruppo Guida si incontrano e confrontano periodicamente.


E poi?

Quando il progetto sarà pronto e condiviso inizierà la raccolta pubblica dei fondi. Immaginiamo tante quote di sostenitori intorno ad un migliaio di euro e alcune decine di soci finanziatori per qualche decina di migliaia di euro. Nel frattempo promuoveremo cene, cercheremo sponsor e altre modalità di finanziamento.


Pensate di poter acquisire le strutture per l’ECOHUB in tempi rapidi?

Una prima piccola parte del lavoro è stato fatto, prima delle strutture fisiche è importante che si formi un buon gruppo guida, coeso e  giustamente dimensionato sia per dimensioni che per capacità al progetto che si vuole realizzare. Proprio per testare e rodare il gruppo guida siamo intenzionati ad iniziare in piccolo alcune di queste attività in locali provvisori, prima di iniziare con l’acquisto vero e proprio di locali e terreni.


Perché i cittadini dovrebbero diventare sostenitori del progetto, cosa ne hanno in cambio?

In primo luogo Ecohub è una idea di solidarietà e responsabilità collettiva. Quindi raccoglie naturalmente coloro che sanno dare e donare. Ad ogni modo l’EcoHub sarà un luogo  e una alchimia di attività economiche sociali e culturali ed i soci sostenitori ne riceveranno moltissimi vantaggi, ben superiori al piccolo impegno economico richiesto. Innanzitutto gratuità  e agevolazioni sui locali dedicati,  e sconti anche consistenti su beni e servizi offerti nell’ecohub (prodotti bio, merci varie, corsi e seminari, spettacoli etc,), quindi da questo punto di vista (del contraccambio) un affarone !


Un progetto come questo necessità di parecchi soldi da investire, come pensate di reperirli?

Come già accennato con un mix di donazioni di sostenitori (1.000 euro ognuno) e piccoli risparmiatori (5 -10-20-30.000 ognuno) più l’autofinanziamento diffuso e le sponsorizzazioni che il gruppo di promozione saprà raccogliere. Siamo contrari a contributi di origine politica e/o istituzionale, vogliamo che sia un progetto realmente autogestito dai cittadini. Accettiamo ovviamente le donazioni accettabili. Diversamente saranno proprio le specifiche attività dell’EcoHub che potranno raccogliere contributi monetari come meglio credono, sviluppando il found-raising più appropriato per l’iniziativa stessa.

 

Come sarà configurato giuridicamente il progetto e quali le garanzie per i sostenitori e i risparmiatori-finanziatori?

L’acquisto sarà condotto da una fondazione rappresentativa di coloro che hanno effettivamente promosso e condotto il progetto. Sarà una fondazione partecipata che si consulterà periodicamente con l’assemblea di sostenitori formata con la regola dell’uno vale uno.

La Fondazione sarà proprio una istituzione di garanzia. Possederà la struttura fisica ma non la gestirà direttamente, ne potrà trarne utili ad eccezione dei costi stretti di assicurazione, manutenzione e costi di base legali e burocratici.


Da chi sarà allora condotto l’EcoHub?

La Fondazione delineando già nel suo statuto fondativo le finalità che intende perseguire, quelle e non altre, consultandosi con l’assemblea dei soci sostenitori e finanziatori incaricherà una segreteria operativa, sempre provvisoria e revocabile che dovrà selezionare le migliori capacità di altri, singoli, gruppi, associazioni e aziende, di condurre le attività programmate.

Queste ultime, i gestori effettivi delle attività,  saranno autonomi e riceveranno le strutture in comodato d’uso con una contenuta spesa di incarico mensile e saranno comunque tenuti a rispettare un dettagliato regolamento dell’EcoHub, che se violato sarà motivo di revoca istantanea (esercitato dalla Fondazione).

Si deve impedire che l’errore di uno o di una parte affossi il progetto e si deve anche impedire la concentrazione del potere e la formazione di cordate di potere e interessi, non deve diventare una società standard o peggio il classico condominio.

Con la formula individuata, similmente a quanto già  fatto da altri ecovillaggi e progetti alternativi, il potere e le occasioni di scontro sono spezzettate e in gran parte vanificate. Nessuno può e deve controllare un EcoHub.


E se un cittadino vuole partecipare al progetto?

Gli viene chiesto di sottoscrivere un documento di intenti e di impegnarsi a versare liberamente successivamente, e solo se, a quel punto sarò ancora convinto della bontà del progetto, un contributo che al momento abbiamo individuato in 1.200 euro, una quota bassa proprio per permettere la partecipazione a tutti, compreso precari e giovanissimi.

In più se lo desidera può anche da subito far parte del Gruppo di Ascolto come specificato sopra.


Perché non volete e non cercate finanziamenti pubblici?

Perché l’idea è molto diversa dalle tante coop e associazioni esistenti che spesso esistono solo per il tempo di spendere i finanziamenti ricevuti. EcoHub è un processo di auto-organizzazione e di autogestione e vuole dimostrare che insieme, semplicemente, si può fare!

Inoltre non vogliamo che il progetto sia condizionato o addirittura colonizzato da interessi politici, partitici, economici, finanziari e/o speculativi., tutti fattori molto inquinanti che in un centro ecologico non vanno bene.


Che differenza c’è tra EcoHub, i Gas (Gruppi di acquisto solidali) e le cooperative?

L’idea di Ecohub mette insieme tutti i vari principi degli stessi GAS e delle cooperative. Si coopera insieme finanziando e promuovendo un centro, da questo punto di vista è un GAT (gruppo di acquisto terreni). Inoltre crea  lavori sani e alternativi a questo sistema sviluppando pratiche ecologiche, sostenibili, KMzero e fornendo prodotti e servizi solidali con la comunità locale e la sua bioregione. Potranno sviluppare monete locali e grazie al mutuo appoggio configurare attività non compulsive indirizzate ad una pratica di conversione  ecologica e di decrescita felice e serena. Perciò è un gruppo solidale. La cooperazione è il principio base di tutta l’iniziativa che tuttavia darà margini di libertà e di autonomia ad ogni protagonista e partecipante favorendo la biodiversità della attività ed una più libera e piena espressione delle attività umane.


Ecohub è un progetto a Km Zero?

Lo è in partenza. Può essere, riuscendo,la migliore espressione di una comunità locale e allo stesso tempo può collegarsi in rete con altre iniziative e centri affini dappertutto (gemellaggi etc)


Il luogo dell’EcoHub non potrebbe essere in affitto anziché in acquisto?

Anche, dipende dalle condizioni. Perché vogliamo lavorare a qualcosa che abbia un futuro certo nel tempo e che svincolandosi dal carissimo costo degli affitti permetta al suo interno di praticare attività e fornire prodotti a prezzi equi e competitivi, anche su un piano umano e lavorativo, non solo economico.

L’acquisto è quindi una garanzia di condizioni felici  ed ecocompatibili anche per piccolissime attività ed iniziative.

Solo così si può realizzare un EcoHub, non sarebbe più facile tante cose sparse sul territorio e collegate in rete?

Innanzitutto il collegamento deve essere reale e non virtuale, cioè deve sviluppare sinergie, potenzialità di autosufficienza e capacità di comunicazione e incontro con tutto il  territorio.

Un EcoHub può essere anche diffuso, cioè con tanti punti sparsi sul territorio, ma per essere tale deve essere collegato intorno ad un Hub, motore alchemico e non meccanico delle iniziative.

Intanto attualmente ci sono già sempre molte iniziative su ogni territorio che anche se apparentemente si collegano in rete, restano di fatte isolate, deboli frammentarie e frammentate.


E non potrebbe restare così, spontaneamente?

Spontaneamente è già così, noi intendiamo lavorare affinché diventi qualcosa di più felice, di più solido ed efficace.  Siamo sottoposti ad una pressione tremenda: la sovrappopolazione, una società inquinata, un ambiente inquinato, la preponderanza degli interessi economici e personali, siamo soggiogati dall’economia della crescita, sottomessi a partiti, istituzioni, banche,  quasi sempre corrotti.

Tutto questo mondo già esistente ha una infinità di forme societarie: le aziende, le società per azioni, le multinazionali, la Chiesa, le banche, i partiti, le stesse istituzioni locali, statali, europee.

Cosa può un cittadino, una famiglia o una piccolo gruppo se non si mette insieme, non si auto-organizza in comunità, in associazione , in cooperativa e lo dimensiona sufficientemente ampio ed efficiente da renderlo possibile? Se non fa questo non vi sarà mai alcun cambiamento possibile. Possiamo solo rifugiarci in noi stessi, cambiare dieta, fare un piccolo orto, scegliere di lavorare un po’ meno se possibile ma non saremo mai in grado di cambiare qualcosa intorno a noi.


Ma perché dobbiamo cambiare intorno a noi, non è meglio la nostra trasformazione interiore?

Perché la trasformazione interiore e il cambiamento anche  molto parziale del mondo sono fratelli gemelli o amanti predestinati, vanno sempre insieme. L’impegno per il cambiamento è un impegno globale: sia dentro che fuori di noi dobbiamo risolvere problemi ed affrontare avversari. L’esercizio in ognuno dei due campi facilita e nutre il cambiamento nell’altro. Se siamo onesti con noi e il mondo sappiamo che è così, siamo individui liberi e unici ma siamo anche parte della comunità e dell’ambiente sociale e naturale intorno a noi, essi ci condizionano e in parte  ci determinano. Tu sei quindi io sono, dicono in India.


Non si corre il rischio di deviare il progetto verso un centro commerciale un pò alternativo?

L’Ecohub  deve avere una solida base economica e proprio con questa potrà sviluppare attività gratuite,  sociali e solidali. La parte economica è di base e non deve divenire preponderante, gli altri obiettivi dell’Ecohub sono sociali e culturali. Queste finalità saranno stabilite in modo chiaro e impegnativo nello statuto di fondazione e il regolamento interno ne chiederà il rispetto.


Resta comunque un progetto complesso. Non si corre il rischio di replicare tutte le trappole del mondo “normale”?

Il rischio deve essere evitato proprio con l‘attività comune e la collaborazione tra tutte le parti. Ricordiamo che in partenza l’acquisizione e la regolamentazione (di cui sopra) crea veramente un campo potenziale libero da molti condizionamenti del mondo normale, innanzitutto economici ed anche in parte burocratici. La decrescita felice e la conversione ecologica sono idee che vanno applicate concretamente determinando una cultura ed una pratica alternativa.  EcoHub è un esercizio ed un esperimento per fare questo, il cambiamento.


Che rapporto c’è con l’idea di EcoVillaggio?

Ecohub è una forma di ecovillaggio diffuso. Gli Ecovillaggi sono realtà dove si vive e si lavora insieme. I  Cohousing sono luoghi dove si vive insieme e si lavora altrove. Gli Ecohub sono realtà in cui le persone abitano sparse su un territorio ma collaborano e cooperano insieme in un centro e le sue attività. Da questo punto di vista sono molto più facili ed economici da realizzare di ecovillaggi e cohouse project.

Tutte tre le forme, ecovillaggi, cohousing, ecohub si basano sul’intenzione di fare le cose insieme e sulla capacità di riuscirvi. Sono tutte forme di comunità intenzionali.




Credete che le persone sappiano stare e fare le cose insieme?

Dall’alba dei tempi quello che abbiamo fatto è stato fatto insieme. La famiglia, la tribù, la comunità sono universali ed eterni. La società, lo stato, le organizzazioni sono storiche e con troppi problemi mai risolti.

Certamente non siamo cresciuti in una cultura comunitaria e dobbiamo avere la pazienza e la capacità di re -imparare a fare le cose insieme. Non è facile ma se ci riusciamo, quando vi riusciamo succedono cose belle, si fa l’amore, si fanno bambini, si fanno viaggi, si fanno imprese, si scoprono e si vivono altri mondi di possibilità e di sogno. Ecohub è un progetto di transizione da una economia della crescita ad una comunità responsabile ed ecocompatibile da tutti i punti di vista.


Che rapporto c’è con l’idea di centro sociale?

Ecohub è naturalmente una forma di centro sociale, ma anche economico, ecologico e culturale. Si basa sulla certezza del luogo e del gruppo che lo sostiene, differentemente dalla estrema fluidità tipica dei centri sociali. Un luogo dove vivere, lavorare, crescere insieme.


Esistono già progetti del genere?

Diversi e come modello sempre più. Alcuni si autodefiniscono ecovillaggi diffusi, altri sviluppano solo una parte del progetto Ecohub e lo vorrebbero fare in futuro. Gli ecovillaggi più solidi e consistenti già sviluppano al loro interno o all’esterno dei centri di iniziativa come gli EcoHub. Nei prossimi mesi effettueremo uno studio comparato di altre realtà già esistenti e formeremo dei gruppi di visita a queste realtà sia in Italia che in Europa.


C’è solo un modo di realizzare un EcoHub o ve ne sono diversi?

Tanti quante le stelle del cielo. Possono essere piccoli o grandi, rurali o cittadini, concentrati o diffusi, reali o semivirtuali (come alcuni progetti nel web). Di fatto ogni progetto realizzato è una realtà a sé, creativa, unica ed irripetibile. Il bello della vita  sono le sue possibilità infinite. Così stupisce sempre.

Naturalmente possono essere anche ecohub falsi, venir falsificati manipolati e distorti dai difetti umani, gli interessi economici e le manipolazioni politiche. Noi, Fiori Gialli, forniamo uno schema, un approccio che può essere sviluppato in infiniti modi ed anche  naturalmente modificato.


Non si correrà il rischio di realizzare al massimo una cosidetta “isola felice”?

Le isole sono approdi davvero felici quando c’è un naufragio. E se ci si può spostare da luogo a luogo il contatto e la reciproca influenza con l’ambiente sociale e naturale sono inevitabili, necessari ed arricchenti. Naturalmente si deve voler fare questo e non rinchiudersi in una identità separata, privilegiata, fittizia. Dobbiamo comunque prima riconoscere la nostra condizione di naufraghi.


Il progetto è interessante ma come saranno gestiti gli eventuali conflitti e come si può evitare che le finalità originarie del progetto siano distorte e deviate?

Dobbiamo accettare il rischio che fa parte poi della vita e di qualunque cosa. Come metodi decisionali adotteremo tutti gli strumenti della convivialità: l’apertura del cuore, la comunicazione nonviolenta, la pratica del cerchio,  la ricerca del consenso, la partecipazione continua, il controllo partecipe della comunità.

In modo non sempre perfetto comunque, le comunità non troppo piccole e non troppo grandi hanno dimostrato per millenni la capacità di autogoverno ed in mancanza di pressioni estreme esterne hanno saputo persistere per tempi lunghi.

Diversi di noi del  primo gruppo guida hanno maturato già esperienze significative in altri progetti alternativi e nel lavoro di gruppo e su questo si sono formati.


L’idea è carina, come mai non ci sono già EcoHub dappertutto?

Perché è un passaggio evolutivo, da ciò che noi individui vogliamo fare, a quello che sappiamo fare e amiamo fare con gli altri. E’ semplice ma semplice non è sinonimo di facile, troppi ostacoli devono essere superati perché questo modello si diffonda con successo.

In primo luogo i nostri egoismi che determinano innanzitutto una miopia di visione della realtà e degli altri. Poi le nostre  paure e l’economia e le sue ferite, le leggi, i vari poteri e interessi etc.

Ad ogni modo i villaggi, dove ci sono ancora, hanno spesso molte caratteristiche degli EcoHub.



Come si aderisce al progetto?

Sottoscrivendo un documento di intenti e impegnandosi in seguito, sempre liberamente,  a donare una quota di sostegno all’associazione. E’ inoltre in formazione un gruppo di risparmiatori con intenzione di finanziare con cifre un po’ superiori che saranno retribuiti a normali tassi di interesse. In seguito si può far parte sia del Gruppo di Ascolto sia del Gruppo Guida. Chi cambia idea nel corso del tempo può sempre rendersi libero. Precisiamo che quello che è stato donato al gruppo rimane del gruppo. Differentemente i risparmiatori che investiranno cifre più consistenti saranno tutelati nel loro recesso.


Tecnicamente una prima garanzia è proprio che la raccolta fondi primaria è destinata all’acquisizione di un bene immobile.  La seconda garanzia è proprio la Fondazione che garantisce una proprietà collettiva ed inalienabile. Le attività economiche che partiranno nel centro saranno ognuna autofinanziate dai soggetti stessi che li conducono e con la cassa restante saranno finanziate attività gratuite senza tornaconto economico. La partecipazione diretta al progetto è di fatto la terza garanzia.


Come è nata questa idea degli Ecohub?

L’idea degli Ecohub è nata in alcune conversazioni svoltesi oltre 3-4 anni fa nella sede di FioriGialli. In questa idea confluiscono molte riflessioni diverse: l’esperienza di formazione di un ecovillaggio, il lavoro svolto in diversi gruppi, anche politici, le esperienze di partecipazione ad alcuni grandi progetti alternativi degli anni scorsi, la conoscenza di molte realtà alternative, dei loro successi e anche dei loro fallimenti. Il disincanto ottenuto dalle esperienze fatte.  Si struttura inoltre sul concetto di rete, nodi di rete e flussi di energia tipico sia degli ecosistemi naturali sia delle reti virtuali del web. E’ una nuova proposta di cultura comunitaria e cooperativa,  ma forse in realtà non è nemmeno nuova.


E’ meglio progettare un ecohub o frequentarlo?

Frequentarlo, quando l’EcoHub c’è e riesce, è sicuramente più facile. L’EcoHub è come una ruota, come la vita – e ripetendo le parole di una vecchia canzone di Claudio Rocchi -  ognuno può scegliere dove mettersi nella ruota: al centro, in mezzo o sui margini esterni. Il problema è quando la ruota non c’è e si resta vittima e immobilizzati da un incantesimo, la comune condizione moderna è questa, anche se ne simula molte, non vuole la ruota.


Perché vi volete complicare la vita?

Non ce la vogliamo complicare. Sono i sogni che fanno questo.  Sarebbe bello onorare il meglio delle speranze e dei ricordi in ognuno di noi, coltivato con pazienza e determinazione e conservato nei momenti disperanti e celebrarne la riuscita anche in modo semplice.  EcoHub è solo uno schema di base, un approccio e insieme una possibilità e una visione. Una utopia pratica. Speriamo di farcela.


A cura di FioriGialli – 28/09/2012

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