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AYURVEDA, LA SCIENZA DI LUNGA VITA

Negli ultimi tempi la frenesia della vita moderna sta portando sempre più persone alla ricerca delle proprie radici, della natura e delle cose semplici. Ed in questa ricerca ci si sente attratti da un mondo che sembrava essere dimenticato, come fosse racchiuso in un antico memoriale che oggi si sente la necessità di iniziare a sfogliare per capire dove tutto ebbe origine. Tra gli echi di antiche memorie che risuonano nella quotidianità c’è una scienza antica di oltre 5000 anni ed ancora oggi viva e sempre più conosciuta ed apprezzata. L’Ayurveda, nota a noi occidentali come la medicina tradizionale indiana, si rivela essere molto più di questa banale definizione. Essa infatti è una vera e propria scienza che, come dal nome stesso – che tradotto nella nostra lingua suona più o meno come conoscenza della lunga vita, delinea i dettami di una vita sana incentrata sulla cura di sé come espressione corporea e spirituale.

 

I suoi fondamenti scritti risalgono al I secolo D.C. e sono contenuti nella Carakasamhita e nella Susrutasamhita. Secondo tali testi si può descrivere l’Ayurveda come l’insieme delle 8 branche che la compongono:

1)      Kaya – Medicina Generale

2)      Shalya – Chirurgia

3)      Shalakya – Trattamento delle malattie di orecchie, naso, gola ed occhi

4)      Bhuta Vidya – Psichiatria e Psicologia

5)      Kaumara Bhritya – Pediatria

6)      Agada – Tossicologia

7)      Rasayana – Scienza del Ringiovanimento

8)      Vajikarana – Sessuologia

 

Questa scienza riconosce l’uomo come espressione dell’Universo e per questo costituito degli stessi cinque elementi che sono presenti nell’Universo: Etere, Aria, Fuoco, Acqua e Terra.

In dettaglio ogni elemento rappresenta una parte dell’essere umano e la sua disarmonia con gli altri è la fonte dei malesseri e delle malattie cui l’uomo è soggetto.

 

1)      ETERE (Akasha): E’ l’espressione del vuoto in cui l’universo si muove e nell’uomo è rappresentato dai numerosi tratti vuoti dell’organismo, quali il tratto digestivo, i vasi sanguigni, i pori delle membrane cellulari e così via.

2)      ARIA (Vayu): E’ la leggerezza che fa muovere le cose in natura ed è comparabile nell’essere umano al movimento corporeo, al sistema neurologico, alla respirazione, all’urinazione e defecazione, nonché al fluire del liquido seminale.

3)      FUOCO (Tej): E’ il calore e l’intensità che fornisce l’energia della trasformazione per la natura ed è riconoscibile nel processo digestivo umano quindi questo elemento regola la secrezione dei succhi gastrici, gli enzimi, il ciclo metabolico e la circolazione sanguigna.

4)      ACQUA (Apa o Jala): E’ fonte di sviluppo per il mondo con la sua fluidità pertanto è rapportata al plasma, protoplasma, citoplasma e fluidi linfatici.

5)      TERRA (Prithvi): E’ la struttura ed il nutrimento di tutti gli esseri viventi ed è per questo riconducibile alla struttura ossea, tendinea e muscolare dell’essere umano.

 

Questi cinque elementi, o meglio la predominanza di alcuni su altri, determinano la classificazione degli individui in tre tipologie che l’Ayurveda chiama DOSHA:

 

1)      VATA – Dove predominano Etere ed Aria

2)      PITTA – Dove predomina il Fuoco

3)      KAPHA – Dove a predominare sono Acqua e Terra

 

Proviamo ora a descrivere le tipologie di individui per sommi capi onde permettervi di capire quale più vi somiglia.

 

Il TIPO VATA: La stagione vata è l’autunno (clima freddo ventoso , secco). Lo stadio della vita è la mezza età-vecchiaia. Gli organi interessati per vata sono:  l’intestino crasso, gli organi di riproduzione, gli organi di  eliminazione  e le gambe. I capelli potrebbero risultare secchi, dentatura irregolare, fisico magro e articolazioni che scricchiolano, le emozioni più frequenti potrebbero essere la paura, l’ansia, cambiamenti di umore repentini. I tipi Vata provano antipatia per il freddo, hanno la camminata e la parlata veloci, sono un po’ irrequieti, rapidi nell’afferrare,  nel capire e nel dimenticare, amano viaggiare ma non si fermano in un posto.

 

Il TIPO PITTA: La stagione pitta è l’estate (caldo). Lo stadio della vita va dalla pubertà all’inizio mezza età. Gli organi interessati per pitta sono: la parte bassa dello stomaco, l’intestino tenue, il fegato, il pancreas, la cistifellea e la milza. La pelle è chiara e  luminosa, gli occhi penetranti, i capelli leggermente untuosi  tendono a cadere ed a ingrigirsi, la corporatura è normale e muscolosa, probabili lentiggini sul viso, la memoria e la comprensione è acuta; i tipi pitta sono a volte irritabili, egocentrici e astuti, hanno una buona capacità digestiva.

 

Il TIPO KAPHA: La stagione è l’inverno e  l’inizio primavera (clima freddo umido e piovoso). Lo stadio della vita è dalla nascita alla pubertà (formazione e struttura  del corpo). Gli organi interessati per kapha sono: gli organi dei sensi, la lingua, la laringe, la faringe, l’esofago, la trachea, il cuore, il pericardio e la parte superiore dello stomaco. Le ossa  e i muscoli dei tipi kapha sono ben formati, la corporatura è massiccia e risultano poco agili, la loro pelle e i capelli sono oleosi, tendono a prendere peso, amano dormire, sono pigri, tendono alla gentilezza, sono pacifici, tolleranti, pazienti,  lenti e amorevoli.

 

Benché ogni persona contenga nella propria prakruti (costituzione) tutti e 3 i dosha, solitamente solo uno, ma più spesso 2 di essi vi predominano. Ovviamente le effettive possibilità di combinazione dei dosha sono numerose e quindi non sarebbe esagerato dire che esistono tante prakruti quante sono le persone. E’ per questo che ogni individuo rappresenta un caso clinico  a sé che un bravo medico ayurvedico deve essere in grado di comprendere per poter personalizzare la cura. Quest’ultima inoltre può variare a seconda del grado di intossicazione presente, cioè dalla presenza o meno di aam.Questo termine, che in sanscrito significa lesione o indebolimento, indica un vasto gruppo di sostanze tossiche comprendenti tanto gli scarti metabolici e cellulari dell’organismo quanto le sostanze inquinanti intese sia a livello fisico che psichico. L’aam è trasportato dai dosha alterati all’interno dei canali e va ad intaccare gli organi più deboli.

 

L’Ayurveda è fondamentalmente incentrata sullo sviluppo cosciente dell’individuo come corpo, anima, mente e spirito e, pertanto, pietra miliare del proponimento ayurvedico è lo stile di vita nel rispetto dell’alternarsi del giorno e della notte (DINACHARYA) e nel rispetto dell’alternarsi delle stagioni (RITUCHARYA) riferendosi per questo anche all’ausilio delle tecniche Yogiche. Tale scienza abbraccia tutta la vita dell’individuo: dall’alimentazione, con il corretto associare di cibi e spezie per ottenere benefici dal rito dei pasti, onde rafforzare le difese immunitarie per rendere massima l’essenza vitale dell’uomo (OJAS), attraverso il passaggio nei vari tessuti e la conseguente giusta digestione ad opera degli stessi delle sostanze ingerite al fine di evitare la formazione di tossine (AAM), il controllo delle quali è principio indissolubile dell’Ayurveda; alla cura del corpo e della mente con tecniche di massaggio ideate per rispettare e risaltare l’entità divina dell’essere umano; alle terapie che i medici ayurvedici (VAIDYA) prescrivono in accordo con il principio curativo della natura.

 

 

INCONTRO COL MEDICO AYURVEDICO: DIAGNOSI DEL POLSO E ALIMENTAZIONE

 

La diagnosi del polso è il primo passo per avvicinarsi all’Ayurveda ed è fatta da un medico ayurvedico, esercitando una lieve pressione con indice, medio ed anulare sul polso del paziente. In questo modo va ad individuare, attraverso il movimento di reazione che avviene sotto le sue dita e la sua intensità, come si presenta la combinazione dei tre dosha nella persona (ad oggi sono state catalogate dalla medicina Ayurvedica più di 350 tipologie possibili di polso). Nello specifico il dito indice analizza la componente Vata, il dito medio la componente Pitta e l’anulare la componente Kapha. La combinazione dei tre dosha determina lo stato fisico, emozionale e psicologico della persona. Effettuare la diagnosi del polso è come sintonizzarsi sul nostro essere: attraverso di esso scorrono le immagini degli eventuali squilibri che si sono già manifestati come patologie più (o meno) importanti o che sono ancora semplici predisposizioni il cui divenire disturbo patologico dipende dal permanere dello squilibrio stesso. Il medico, effettuata la diagnosi del polso, prescrive i rimedi per riportare i tre dosha in equilibrio al fine sia di curare le patologie esistenti sia di prevenire il manifestarsi di quelle a cui si è predisposti. Infatti lo stato di salute fisica, psicologica ed emozionale ottimale sarebbe quello di perfetto equilibrio dei tre dosha, per quanto in ogni persona ce n’è solitamente uno o due che prevalgono e che quindi vanno riportati in equilibrio con gli altri. Secondo l’Ayurveda, ogni aspetto della vita può favorire o meno un dosha piuttosto che un altro. Pertanto oltre ai rimedi, che costituiscono la terapia farmacologia, il medico ayurvedico, durante la visita, consiglierà un regime alimentare atto a diminuire i cibi che nutrono il dosha prevalente ed aumentare quelli che favoriscono gli altri.

 

 

DEPURAZIONE SECONDO L’AYURVEDA

L’Ayurveda individua quale miglior periodo per depurare l’organismo la primavera, stagione in cui si ha un aumento della componente Pitta negli individui, ossia del fuoco. Tale aumento va a sciogliere tutto quell’accumulo di Kapha che ha portato l’inverno con l’eccesso di sedentarietà e l’abuso di cibi grassi, favorito anche dalla maggiore funzionalità invernale di AGNI (succhi gastrici) che serviva ad adeguare il fisico al freddo dell’ambiente esterno. Pertanto con la variazione climatica primaverile, AGNI diminuisce la sua funzionalità, rendendo necessaria un’alimentazione più leggera e consiglia, al fine di un’ottimale e salutistica preparazione dell’individuo al Pitta estivo, una depurazione del proprio corpo. Ovviamente, pur individuando la primavera quale miglior periodo per iniziare la depurazione, questo non significa che la stessa non possa essere fatta in qualsiasi stagione o periodo dell’anno, infatti in accordo con i principi base dell’Ayurveda, il miglior momento per iniziare è quello in cui ogni persona decida con i suoi tempi di prendersi davvero cura di sé, di volersi bene finalmente fino in fondo al proprio essere.

 

A tal fine l’Ayurveda propone l’eliminazione di tutti i cibi grassi: condimenti elaborati, formaggi stagionati, etc., in alternativa per condire si può usare l’olio d’oliva ed il “Ghee”. L’Ayurveda raccomanda una dieta dissociata, ossia di non mangiare nello stesso pasto carne, pesce, uova, formaggi (cibi comunque da diminuire per un’efficace depurazione) e cereali, ma di sceglierne uno solo tra questi ed associarlo semmai a verdure cotte; i soli cereali possono essere anche associati ai legumi.

Cibi sconsigliati: pomodori, melanzane, peperoni, alimenti a base di grano, peperoncino, carne rossa e pesce.

Cibi consigliati: zucchine, bietole, asparagi, carciofi, spinaci, soia verde, mung dal, kamut, farro, orzo, segale, riso basmati, lenticchie rosse, frutta matura e dolce (lontano dai pasti), pepe nero, alloro, coriandolo, cumino, zenzero radice, semi di finocchio, cardamono.

Si raccomanda l’uso di acqua di zenzero (preparata facendo bollire alcune fettine di zenzero fresco in un litro d’acqua per 4-5 minuti), tisane in genere e centrifugati di frutta e verdura purché di stagione.

 

In conclusione potremmo così sintetizzare l’Ayurveda: quando scienza, filosofia, spirito, amore e arte sinergicamente si fondono in un’alchimia di azioni benefiche e guaritrici. Tutto ciò ha il grande potere, in una tradizione millenaria, di far emergere i giusti valori per curare noi stessi ed il prossimo. Questa scienza, partorita dalla grande “Madre India”, ha l’essenza del buon senso ed essa ci accompagna, passo dopo passo, nelle azioni quotidiane, dalla cura del corpo, alla cucina, dalla preparazione di oli medicati al massaggio terapeutico, ad una accurata diagnosi del medico, il cui compito è quello di identificare gli squilibri delle funzioni fisiche e mentali (le alterazioni dei tre dosha: vata, pitta, e kapha) prima che si arrivi alla manifestazione di una malattia conclamata o al suo cronicizzarsi in modo da ritrovare quell’equilibrio totale tanto anelato ma sempre più lontano dai ritmi di vita che ci distanziano da una tradizione “Ayurvedica” che ognuno di noi, purtroppo, non sa di avere.

Nulla ti gratifica di più, di una stella che ti ringrazia per averla aiutata…..ed è per questo che vorremmo donarvi ciò che le anime sagge, incontrate nella nostra vita ci hanno insegnato e trasmesso. 

 

Claudio Rucher

 

 

 

 

 

 

 


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